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FASHION MAGAZINE MILÁN n.º 2 Junio de 2025 pág. 78
INTERVISTA CON BIGOTTA.
1 – Lei ha fondato VM Art nel 2016: come le è venuta questa idea?
Cosa avrebbe fatto se non avesse fatto questo?
VM Art è nata nel 2016, ma le sue radici affondano molto prima. Intorno al
2002, ho dato vita a M€URO (ME&EURO), un personaggio autobiografico che
incarna le mie riflessioni sul mondo contemporaneo: l’omologazione culturale, il
potere dei media, e soprattutto il modo in cui la nostra sopravvivenza è legata
al denaro.
Il corpo di M€URO riflette proprio questo: un essere che può esistere solo
attraverso il consumo — un’icona tragicomica della nostra società.
All’inizio disegnavo scene della mia vita impersonificate da M€URO su
mattonelle recuperate durante i lavori di ristrutturazione del mio
appartamento, oltre a supporti plastici e vernici.
Una delle prime rappresentava un viaggio a Roma, durante il quale la mia
Nissan Micra si ruppe in autostrada. Uno dei miei amici si mise a spingere l’auto
per chilometri — una scena surreale che trasformai in una sorta di «graphic
novel» in stile M€URO.
Da lì nacquero molte altre storie, come la love story tra M€URO e Miss
Dollarina, e iniziai persino a sognare una sua versione animata, anche in 3D,
disegnando storyboard e studiando movimenti.
Dopo anni dedicati all’architettura e al design, e all’arte astratta nel tempo
libero, nel 2016 — dopo aver vissuto ai Caraibi — fui invitato da un caro amico
Edoardo Hidalgo (lo stesso che spingeva la Micra!) a raggiungerlo a Shanghai
per collaborare a un progetto di masterplanning ambizioso. Fu proprio lui a
spronarmi a riprendere in mano tutti i disegni perché’ li aveva visti nascere.
Così decisi di far uscire M€URO nel mondo, stampandolo su T-shirt. Fu questo
il primo passo verso VM-SHIRT.
Se non avessi fatto questo? Probabilmente avrei continuato a cercare strade
per unire arte, attivismo e satira — strumenti che per me non sono mai stati
separati dalla vita.
Perché essere liberi… è un atto di ribellione!
2 – Oggi vanno molto le T-shirt con tanti colori, grafiche etc.
Cos’hanno di diverso le sue? A cosa si ispira?
Le mie T-shirt sono una narrazione personale. Ogni grafica è un messaggio,
spesso provocatorio o surreale, che nasce dalle mie esperienze, dai mieipensieri più radicali e da un desiderio: trasformare la quotidianità in arte
viva.
Se il sogno di molti è cambiare il mondo, il mio è lasciare un segno attraverso
un’opera totale — un monumento concettuale che sia al tempo stesso
memento e ammonimento. Immagino un’installazione performativa vivente:
una struttura metallica sospesa, simbolo fragile della democrazia, rivestita di
banconote che bruciano lentamente in mezzo a Times Square. Al termine, la
struttura resta lì, sospesa nell’aria, testimone silenziosa di un fuoco
necessario.
Le mie grafiche non nascono «per piacere», ma per comunicare, stimolare,
provocare riflessione, anche con ironia. «Mal comune, mezzo gaudio», si dice
— ma io voglio che quel “gaudio” sia anche consapevolezza.
E poi c’è M€URO, il mio alter ego artistico: osservatore critico, vittima e
narratore del nostro tempo. Attraverso lui racconto storie — è come se io
scrivessi e Keith Haring disegnasse. Haring è la mia stenografia visiva: il suo
linguaggio diretto, universale, è quello che meglio traduce i miei pensieri.
A livello estetico, uso colori netti, contrasti forti, uno stile che mescola pop
art, fumetto e grafica underground, con incursioni nel digitale. Ma quello che
rende davvero diverse le mie T-shirt è l’approccio: non sono moda, sono
messaggi da portare nel mondo.
3 – L’anno prossimo la sua attività compirà 10 anni: quali le tappe
salienti, i progetti realizzati e a cosa sta lavorando? Qual è il suo
cliente tipo?
Sì!
VM-SHIRT compirà 10 anni ma è ancora un bambino; in realtà il 2026 sarà il
compleanno di un’idea che ha continuato a evolversi senza mai perdere la sua
identità.
Le tappe salienti sono tutte legate a incontri umani, viaggi e intuizioni nate in
modo spontaneo: dalle prime T-shirt stampate a Shanghai ai graffiti realizzati
in Belgio, fino alle collaborazioni con artisti e performer. Ogni fase è stata un
percorso di continua sperimentazione e ampliamento delle collezioni e
delle serie grafiche.
Uno dei momenti chiave? Quando ho visto le mie magliette diventare strumenti
di dialogo, indossate non solo per estetica, ma per aderenza a un messaggio.
VM è cresciuto attraverso il passaparola autentico, grazie a persone che si
sono riconosciute in una narrazione più ampia, fatta di contenuti profondi e di
visione.
Il mio cliente tipo? Una mente curiosa, giovanile, che guarda avanti. Un ribelle
gentile. Qualcuno che non ha paura di mostrarsi per ciò che è. Non mi rivolgo a
un pubblico mainstream, ma a chi cerca un linguaggio alternativo, a chi ama
l’arte, la critica sociale, e rifiuta di far parte della massa inerme.Oggi sto lavorando su nuove collezioni che integrano tecniche sperimentali,
supporti digitali e materiali innovativi. È un percorso lungo, lento, ma
necessario.
Parallelamente porto avanti progetti legati all’arte pubblica, all’installazione e
alla performance. Il mio sogno? Unire arte e moda in un unico gesto urbano e
collettivo. Qualcosa che possa accadere per strada, davanti a tutti, e lasciare
un segno.
4 – “Può raccontarmi qualcosa sulla sua azienda? In quanti siete,
quali (a parte lei) sono le figure di vertice, dove siete basati e
dove vengono prodotte le T-shirt?”
VM-SHIRT è una realtà piccola ma estremamente dinamica. Da sempre seguo
tutto in prima persona: design, elaborazioni grafiche, selezione fornitori,
produzione, marketing, web design, vendite, campagne con influencer… e
molto altro.
VM-SHIRT è una realtà dinamica e in continua crescita, con me al timone
creativo e strategico sin dall’inizio. Il mio ruolo di fondatore, direttore creativo e
illustratore è centrale, ma il successo di VM nasce anche da un lavoro collettivo
e dalla condivisione di una visione artistica forte.
Negli ultimi mesi ho iniziato a costruire una rete più strutturata: ho instaurato
collaborazioni con agenzie pubblicitarie in Portogallo, Olanda e Italia, un team
di professionisti dedicati al web, alla logistica e ai rapporti con i fornitori.
Insieme contribuiamo a garantire la qualità e l’efficacia del progetto.
Sono anche alla continua ricerca di fornitori affidabili, per arrivare a un prodotto
di alta qualità con un buon equilibrio tra prezzo e servizio al cliente. Ma è un
processo lungo e a tratti estenuante, che richiede pazienza e una fase analitica
approfondita.
Il mercato delle T-shirt è saturo — e proprio per questo credo che servano
contenuti e visione, non solo “merchandise”.
Attorno a me oggi ruota una rete fluida di collaboratori, artigiani indipendenti
che si attivano su progetti specifici, a seconda delle necessità. Non siamo un
ufficio, siamo più un laboratorio creativo.
VM è la mia vita. Ogni progetto nasce da un’urgenza artistica e prende forma
con coerenza e dedizione.
Siamo basati a Bruxelles, ma con uno sguardo fortemente internazionale. La
grande produzione è stata realizzata in Germania, con tirature limitate, grande
attenzione ai dettagli e materiali di eccellenza.
Lavoriamo con cotone certificato, e ci affidiamo a fornitori che garantiscano
sostenibilità e trasparenza.
Ogni collezione è curata come una mostra: concept, storytelling, palette —
tutto segue un filo concettuale che parte dall’arte e arriva fino al prodotto finito.
5 – Come è organizzato a livello distributivo? Immagino che l’e-
commerce e il social commerce abbiano, o avranno sempre più,
un ruolo importante…
Dopo le prime stampe realizzate a Shanghai e l’entusiasmo ricevuto da amici,
familiari e un pubblico via via più ampio, ho iniziato a testare diverse
piattaforme online come Shopify, Printful e soprattutto Teespring (oggi Spring),
una piattaforma che ha avuto un ruolo importante nell’evoluzione del mio
ecommerce.”
Per anni quella è stata la mia “palestra” sperimentale dove realizzavo i prototipi
che ora sono in commercio. Poi, finalmente, lo scorso anno ho creato e lanciato
il mio webshop personale, che oggi rappresenta il canale principale. Lo
gestisco da solo, con un’attenzione quasi maniacale all’esperienza utente e alla
coerenza del messaggio.
Ogni acquisto è un gesto di fiducia, e chi compra non è mai un semplice cliente.
A volte invio anche disegni personalizzati a chi entra in sintonia con il progetto:
è un modo per ricreare quel rapporto umano che un tempo era naturale nel
commercio, e che oggi manca un po’ a tutti, soprattutto nell’era post-
pandemica.
Sto rafforzando anche il social commerce, con campagne mirate, contenuti
editoriali e collaborazioni con creator. Ma per me vendere non è l’obiettivo
principale: si tratta di costruire una community, stimolare il dialogo,
accendere riflessioni.
Anche se il digitale è centrale, vorrei rafforzare la distribuzione fisica
attraverso concept store, gallerie e temporary spaces che condividano la mia
visione. A fine maggio, ad esempio, parteciperò ad alcuni eventi musicali in
Portogallo e a una serie di interviste urbane ad Amsterdam, grazie alla
collaborazione con Cindy Koopmans, una delle figure chiave che mi affiancano
oggi.
In passato ho venduto anche in piccoli negozi selezionati, ma seguo criteri
molto precisi: lo spazio deve essere un’estensione del progetto, non un
semplice punto vendita. Questo approccio richiede tempo, selezione, e
gestione accurata del budget.
Credo in una distribuzione ibrida, umana e digitale, ma sempre coerente.
VM non è fast fashion e non seguirà mai quella logica: ogni pezzo ha un senso e
ogni collezione è parte di un racconto più grande. E chi sceglie di indossarlo,
entra in quel racconto.
6 – Come vede VM tra cinque anni?
I miei progetti futuri: cosa bolle in pentola per la tavola di VM-SHIRT?
Ho tantissime idee — alcune già in cantiere, altre ancora in fase embrionale —tutte legate a una visione chiara: trasformare VM-SHIRT in un’esperienza totale,
non solo moda.
Sto lavorando a nuove collezioni che uniscono illustrazione, storytelling e
tecnologia, anche se al momento gli impegni quotidiani mi impediscono di
dedicarmi esclusivamente all’attività artistica: serve un assetto solido perché
tutto possa davvero germogliare.
Nei prossimi due anni immagino una crescita vertiginosa del brand, e spero di
trovare partner validi, magari un grande marchio pronto a far crescere VM come
sister company.
Se tutto andrà bene — in un mare di squali e startup che spesso durano poco o
sprecano tempo — in cinque anni vedo VM-SHIRT come un gruppo o una
community estesa, con collaborazioni internazionali in USA e Asia, sempre
indipendente ma con filiali ovunque.
La mia attività sarà quella di creare un enorme archivio di immagini — molto più
ampio di quello attuale — mentre la linea fashion lancerà ogni stagione i miei
nuovi disegni su temi e creazioni differenti.
Nel frattempo, immagino me stesso in giro per il mondo a realizzare i graffiti di
M€UROLAND: un progetto urbano su larga scala, una sorta di installazione d
arte permanente che si ispira ai grandi muralisti del passato, ma reinterpretata
con uno sguardo contemporaneo e concettuale.
Ogni opera — distribuita su edifici, muri, tetti — è solo una parte di un disegno
più ampio. Come un mosaico frammentato, l’immagine completa si rivela solo
da lontano: magari da una collina, un punto panoramico o uno sguardo dall’alto.
Solo allora appare l immagine di M€URO come un Buddha o un messaggio
collettivo che attraversa la città, trasformando il paesaggio urbano in una voce
visiva condivisa, portatrice di pace, amore e comprensione.
L’obiettivo è anche quello di portare M€URO fuori dal contesto commerciale e
inserirlo in spazi simbolici — città, piazze, luoghi condivisi — perché voglio che
il messaggio raggiunga anche chi non comprerebbe mai una maglietta. Per me
la forza sta nel gesto, non nel prodotto.
Tutto questo senza mai rinunciare all’indipendenza e al DNA originario: un
progetto nato per raccontare, scuotere e — perché no — far sorridere.
Non voglio che VM diventi un semplice brand, ma che resti una voce, un gesto,
una provocazione. Ogni T-shirt sarà un “medium” — un accesso a qualcosa di
più ampio, da esplorare. Un’opera d’arte portatile e viva, che continua a
comunicare anche dopo l’acquisto.
Quello che so è che VM continuerà a parlare, a far pensare e, se possibile, a far
ridere.
M€UROLAND:
Riferimenti che ispirano il mio concept urbano
eL Seed – Perception (Il Cairo, Egitto)
L’artista franco-tunisino eL Seed ha realizzato un murale che copre
oltre 50 edifici nel quartiere di Manshiyat Nasr, noto come “Garbage1.
City”. L’opera, visibile solo dal Monte Muqattam, forma una citazione in
calligrafia araba: “Chi vuole vedere chiaramente la luce del sole deve
prima pulirsi gli occhi.”
Felice Varini – Trois Ellipses Ouvertes en Désordre (Hasselt,
Belgio)
L’artista svizzero Felice Varini ha creato un’opera anamorfica che si
estende su 99 edifici nel centro storico della città. Le forme si
allineano perfettamente solo da un punto preciso, trasformando
l’intero quartiere in una gigantesca illusione ottica.
JR – The Chronicles of San Francisco (San Francisco, USA)
L’artista francese JR ha creato un murale digitale animato che
rappresenta oltre 1.200 abitanti della città, fotografati e intervistati.
Un’opera collettiva che racconta l’identità urbana attraverso i volti
della comunità.
Sister Corita Kent – Murale sul serbatoio del gas (Boston, USA)
L’artista e attivista ha dipinto un enorme murale sul serbatoio di gas a
Dorchester. L’opera, visibile anche dagli aerei in atterraggio, usa colori
vivaci e messaggi positivi per trasformare un’icona industriale in un
simbolo di speranza.
Pueblo Levee Mural Project (Pueblo, Colorado, USA)
Detiene il record del murale più lungo del mondo, estendendosi per
oltre 3 miglia lungo l’argine del fiume Arkansas. Iniziato negli anni ’70
da studenti e artisti locali, è un esempio monumentale di arte
partecipata e rigenerazione urbana.
e che la città si faccia tela! Era il mio obbiettivo quando sono arrivato a Brussel.
Lol
7 – Mi può dare un’idea dei prezzi sell-in delle sue creazioni?
I prezzi possono variare in base al canale, al tipo di collaborazione e alla
quantità ordinata. In generale, il mio obiettivo non è mai stato posizionarmi sul
prezzo, ma sul valore percepito.
I miei prodotti hanno un posizionamento medio-alto, con margini pensati in
modo flessibile e indipendente. Quando lavoro con concept store o gallerie, ad
esempio, discutiamo insieme il prezzo in base al contesto e al tipo di pubblico.
Sono sempre disponibile a confrontarmi con i distributori per trovare soluzioni
che rispettino il valore e l’identità di VM-SHIRT, senza mai scendere a
compromessi sulla qualità o sull’esperienza che vogliamo offrire ai clienti.
Vorrei inoltre creare una linea “limited edition” o collaborazioni speciali con
prezzi più alti, mantenendo una linea base più accessibile per conservare laclientela attuale. Alzare i prezzi può rafforzare la percezione di “arte da
indossare”, ma bisogna evitare di sembrare troppo distante o “inaccessibile” al
pubblico attuale.
In vista del summit di giugno, si potrebbe pensare a una collaborazione con un
brand importante per lanciare una linea più esclusiva e chic.
Tuttavia, prima di un aumento generalizzato, preferisco testare qualche pezzo a
prezzo più alto e monitorare la risposta del pubblico.
Preferisco omettere questa informazione nel magazine, tuttavia, posso fornire
indicazioni approssimative sui prezzi su richiesta per la promozione: